Ferrari Luce, la prima elettrica del Cavallino: rivoluzione o tradimento? Il web si divide

C’era una volta una Ferrari che non aveva bisogno di presentazioni. Bastava sentirne il nome per immaginare tutto: le curve sinuose della carrozzeria, il rosso fiamma che bruciava la retina, il rombo sordo e profondo di un motore che sembrava avere un’anima propria. Per decenni, Ferrari non ha venduto solo automobili. Ha venduto emozioni, sogni, identità.

Ieri, per la prima volta nella sua storia, Maranello ha alzato il velo su qualcosa di completamente diverso. Si chiama Ferrari Luce. Ed è elettrica.

Il momento della verità

La presentazione era attesa da mesi. Ferrari aveva sapientemente costruito l’attesa, rivelando prima la meccanica, poi gli interni, tenendo il meglio — o il più controverso — per ultimo: le forme esterne. Quando le immagini hanno cominciato a girare in rete, la reazione del pubblico è stata immediata e potente.

Non unanimemente negativa, come qualcuno vuole raccontare. Ma certamente divisa, in modo netto.

Da un lato chi ha visto nella Luce qualcosa di coraggioso, quasi visionario. Un’auto che non cerca di imitare il passato, ma punta dritto al futuro con una sicurezza quasi provocatoria. Dall’altro, una fetta enorme di appassionati — e non solo loro — che si è sentita disorientata, tradita, quasi ferita. Perché quelle linee futuristiche, quella silhouette che strizza l’occhio a un certo design orientale, non raccontano la storia che ci si aspettava.

E quando si parla di Ferrari, le aspettative pesano quanto l’acciaio.

Settant’anni di matita: l’addio a Pininfarina

Per capire davvero perché la Luce sembri così diversa da tutto ciò che è venuto prima, bisogna tornare indietro di quasi un decennio. Per quasi 70 anni, l’estetica della Ferrari è passata dalle mani di Pininfarina, lo studio di design torinese che ha trasformato ogni modello del Cavallino in un’icona senza tempo. Dalla 250 GTO alla Testarossa, dalla F40 alla Enzo: quelle curve le aveva pensate qualcun altro prima che diventassero leggenda.

Il divorzio è arrivato nel 2017, in silenzio, con la presentazione della 812 Superfast. Da allora, il testimone è passato al Centro Stile Ferrari, diretto da Flavio Manzoni — un designer che non ha certo bisogno di presentazioni: quattro Compassi d’Oro vinti nel corso della carriera, l’ultimo appena nel 2024 per il progetto della Purosangue. Un professionista che conosce Ferrari dall’interno, che ne respira i valori ogni giorno.

Con la Luce, però, Maranello ha deciso di spingersi ancora più in là.

Jony Ive e Marc Newson: i geni dietro la Luce

Il nome che ha fatto alzare più di un sopracciglio è quello di Jony Ive. Per chi non lo conoscesse: è l’uomo che dal 1997 al 2019 è stato Chief Design Officer di Apple. L’artefice dell’iPhone, dell’iPod, dell’iMac, degli AirPods. Il designer che più di chiunque altro ha ridefinito il rapporto tra estetica e tecnologia negli ultimi trent’anni, e che ha trasformato oggetti di consumo in desideri universali.

Insieme a lui, Marc Newson: australiano, considerato tra i più influenti designer industriali al mondo, con opere esposte al MoMA di New York e al Centre Pompidou di Parigi. Due intelletti straordinari, due visioni creative che hanno lasciato un segno permanente nella cultura contemporanea.

Eppure — ed è questo il punto che divide — nessuno dei due ha mai progettato un’automobile sportiva. La loro firma è riconoscibile, potente, raffinata. Ma viene da un mondo diverso da quello del motorsport, della pista, del DNA che ha sempre fatto grande Ferrari.

È un esperimento audace. Forse necessario, nell’era dell’elettrico. Forse rischioso, nell’era in cui l’identità di un marchio è tutto.

Il mercato parla chiaro, Montezemolo non si trattiene

I numeri raramente mentono, e quelli di oggi raccontano una storia precisa: il titolo Ferrari in Borsa ha segnato un -8,37% nella sola giornata odierna. Un segnale che gli investitori, almeno nell’immediato, non hanno accolto con entusiasmo questa direzione.

Sul fronte delle opinioni, la voce che ha fatto più rumore è quella di Luca di Montezemolo, lo storico presidente che più di chiunque altro ha costruito la Ferrari moderna. Le sue parole non lasciano spazio all’interpretazione: ha chiesto pubblicamente di togliere il Cavallino da quella vettura, per non compromettere un simbolo che appartiene alla storia e all’immaginario collettivo di tutto il mondo.

Una posizione netta, fortemente critica. Che però rappresenta — ed è giusto dirlo — un punto di vista, non una sentenza definitiva.

Anche dal mondo della politica sono arrivate reazioni, con Carlo Calenda tra i più vocali nel criticare le scelte estetiche del nuovo modello. Il dibattito, insomma, ha già abbondantemente superato i confini dell’automobilismo.

Due anime, una sola domanda

La verità è che la Ferrari Luce è già riuscita in qualcosa di raro: far parlare di sé tutto il mondo, appassionati e non, esperti e profani. E questo, nel bene o nel male, è un risultato.

C’è chi vede in questa vettura il segnale coraggioso di un’azienda che non vuole restare prigioniera del proprio mito, ma vuole ridefinirlo per le generazioni che verranno. Un’auto che non ruggisce, ma che parla una lingua nuova — quella del futuro.

E c’è chi invece sente che qualcosa di prezioso si stia perdendo per strada. Che l’anima di Ferrari non stia in una batteria o in un software, ma in quella connessione viscerale, quasi irrazionale, tra guidatore e macchina. Tra suono, velocità e bellezza.

Chi ha ragione? Probabilmente entrambi. Il tempo, come sempre, darà la risposta definitiva.

Per ora, la Luce ha acceso una cosa sola con certezza: la passione — e la discussione — di chi la Ferrari l’ha sempre amata davvero.

Autore

  • Mi chiamo Marco Belandi e da anni seguo con passione il mondo delle serie TV, delle soap e della televisione italiana. Ogni giorno mi occupo di anticipazioni, trame e sviluppi narrativi dei titoli più amati dal pubblico, con un occhio particolare per le fiction Rai, le produzioni Mediaset e tutte quelle storie che entrano stabilmente nelle abitudini dei telespettatori.

    Su BlogSide scrivo per aiutare i lettori a capire in modo chiaro e immediato cosa succederà nelle prossime puntate delle loro serie preferite. Cerco sempre di unire aggiornamento, semplicità e attenzione narrativa, perché credo che anche un contenuto di intrattenimento debba essere curato, leggibile e davvero utile per chi lo legge.