Il fenomeno del rimandare
Immagina di avere un buon piatto di spaghetti in attesa di essere cucinato, a un passo dalla cucina. Eppure, invece di indossare il grembiule, finisci per controllare il tuo telefono per l’ennesima volta. Ti suona familiare? Questo è il volto della procrastinazione, una condotta che tutti noi incontriamo, specialmente nelle piccole sfide quotidiane, come completare un lavoro in ufficio o organizzare una cena con gli amici.
In Italia, la procrastinazione si fa spesso sentire in contesti sociali e lavorativi. Chi non ha mai rimandato il rinnovo della patente o si è ritrovato a dire “lo farò domani” riguardo alla dichiarazione dei redditi? Questi piccoli rimandi non solo complicano l’esistenza, ma possono anche aumentare lo stress e l’ansia. Pensare a una cucina in disordine dopo una festa può diventare un pensiero persistente, un peso che ci portiamo finché non decidiamo finalmente di rimettere tutto in ordine.
Cosa dice la psicologia
Numerosi studi suggeriscono che la procrastinazione sia il risultato di meccanismi psicologici piuttosto complessi. Spesso, le persone rimandano i propri compiti per paura del fallimento, ansia o una carenza di autoconfidenza. Gli esperti spiegano che quando ci si trova di fronte a un compito difficile o noioso, il nostro cervello è portato a cercare gratificazioni immediate, come il navigare sui social media o guardare video divertenti.
Una ricerca condotta da psicologi ha rivelato che la procrastinazione può derivare anche da una gestione inefficace del tempo e delle emozioni. Chi procrastina tende a sovrastimare quanto tempo sia necessario per completare un compito, sottovalutando invece la propria capacità di affrontarlo con successo.
Perché lo facciamo / Come funziona il cervello
Il nostro cervello, per sua natura, cerca gratificazioni immediate. Quando ci viene chiesto di completare un compito, come inviare un’email importante o studiare per un esame, l’idea di affrontarlo può generare ansia. Questa reazione emotiva attiva il sistema limbico, il centro delle emozioni, spingendoci a cercare distrazioni più piacevoli per evitare il disagio. In un certo senso, è una danza tra il nostro “io” responsabile e il nostro “io” distratto, dove il primo lotta per adempiere ai doveri, mentre il secondo cerca solo divertimento.
Un esempio calzante è quello di prepararsi per un’uscita serale con gli amici. Mentre ti prepari, potresti pensare di dover sistemare la pila di vestiti da stirare. Ma poi, da nulla, decidi di rimandare quella faccenda: chi ha voglia di stirare quando ci sono delle pizze da gustare con gli amici? Questo accade perché, nel nostro cervello, la promessa di divertimento batte quella di lavoro.
Come cambiare / Cosa puoi fare
La buona notizia è che ci sono strategie pratiche per contrastare la procrastinazione. Per cominciare, è utile identificare le ragioni dietro questo comportamento. Chiediti: “Perché sto rimandando questo compito?”. Una volta chiarito questo aspetto, puoi iniziare a stabilire obiettivi più piccoli e gestibili. Ad esempio, se devi riordinare la casa dopo una cena, prova a suddividere il lavoro in fasi: prima metti a posto i piatti, poi passa alla pulizia del tavolo.
Inoltre, crea un ambiente favorevole: riduci le distrazioni, mettendo da parte il telefono mentre lavori. Ricompensati una volta completato il compito: questa piccola gratificazione può essere un ottimo incentivo per superare il blocco iniziale. Infine, ricorda che i sentimenti di stress e ansia che temiamo di affrontare spesso svaniscono non appena iniziamo a lavorare. Agire è sempre la miglior medicina contro la procrastinazione!
Lo sapevi?
La procrastinazione può influenzare il nostro sonno: chi tende a rimandare i compiti spesso sperimenta notti agitate, pensando alle cose da fare.

